Car sharing, parliamo di business

Una chiacchierata con Gianluca Baldini su “Il Venerdì” di Repubblica

Qualche settimana fa ho fatto un’intervista con Gianluca, parlando di car sharing, nuovi business e criticità. Se ne parla oggi sul Venerdì, ma siccome la “carta stampata” ha sempre limiti di spazio e non è possibile raccontare tutto quello che viene discusso.. ripropongo l’intervista completa.

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G. Come accennavi al telefono, dopo una iniziale euforia, il car sharing si deve scontrare con i numeri del business. analizzando i dati delle maggiori realtà di car sharing in Italia, sono tutti negativi. Come mai? Cosa manca al car sharing italiano per decollare?
C. Il car sharing è un business ad alta complessità e bassa marginalità. E’ nato in Italia attraverso finanziamenti pubblici con progetti piccoli, locali e in perdita. Milano rappresenta “l’eldorado” della sharing mobility ma dopo il grande entusiasmo si iniziano a fare i conti con la realtà. I fattori di successo del car sharing sono legati ai volumi (clienti e noleggi) e al risparmio sui costi di gestione, (qui la tecnologia aiuta molto). Sono poche le città che hanno densità di popolazione e predisposizione spinta all’innovazione tali da ripagare gli investimenti del gestore e ancor più i lunghi tempi necessari prima di arrivare a break-even. Non penso che il car sharing debba decollare perchè non ci sono le premesse strutturali. Può e dovrà evolvere integrando altri modelli di business che includeranno altri target creando un circolo virtuoso.

G. Per questo le società di car sharing in Italia stanno cambiando il loro modello di business (Enjoy che fa pagare dopo il 15esimo minuto di prenotazione, car2go facendo pagare di più se lontani dal centro, senza contare il fallimento di Twist)?
C. Le società in Italia dopo le prime sperimentazioni stanno cercando di adattare le strategie commerciali ai business plan. Lunghe attese gratuite prima di far partire i noleggi  sono troppo onerose per il gestore mentre la ridistribuzione della flotta è una voce talmente alta nella gestione del business che conviene rischiare di perdere dei noleggi o dei clienti piuttosto che non dover spostare tutte le sera decine di auto dalla periferia al centro di Milano.
Twist ha chiuso le attività nonostante avessero cercato un posizionamento strategico  a Milano, ma evidentemente lo sbilanciamento è stato troppo elevato.

G. Il car sharing in Italia così come lo conosciamo è destinato a finire?
C. No, non è destinato a finire ma integrarsi con altre formule. Per Daimler, Car2go è parte della piattaforma Moovel (che comprende molte altre applicazioni sui taxi, trasporti pubblici e non solo), Enjoy ha tentato la diversificazione sullo scooter sharing, mentre si stanno affacciando sul mercato aziende che puntano al carsharing peer to peer (utilizzo di auto tra privati) e servizi di ridesharing (come UBER grande nemico dei taxisti). 

G. Cosa serve per rendere sostenibile un’azienda che offre servizi di car sharing?
C. Il car sharing può sostenersi quando dietro ci sono grandi capitali o grandi gruppi industriali, spesso con molteplici finalità che attutiscono eventuali segni negativi della gestione caratteristica. Non è un caso che le esperienze internazionali portino sempre a fusioni o acquisizioni. 

G. Qual è il paragone con altri Paesi europei?
C. Il panorama è molto vasto, ma gli scenari sempre simili: In Germania uno dei principali gestori sono le FerrovieNazionali. In Francia il gruppo Bollorè ha la più importante quota di mercato con espansioni in America (Indianapolis) Italia (Torino e Roma) e future previsioni in Asia. Sempre basato sul modello tradizionale (rientro dell’auto nella stessa postazione). Players più piccoli sono destinati nel tempo a rientrare in galassie meglio organizzate.
Alcuni gruppi internazionali (Zipcar, leader in America e quotato è stato acquistato qualche anno fa da AVISBudget e puntano a un lento sviluppo in EU, oggi presenti in UK e Austria. Le case automobilistiche invece sono pesantemente entrate nel settore. Perchè intravedono una visione di mercato nuova e complementare.
Negli stati uniti c’è più sperimentazione: flightcar.com è un car sharing che ti permette di usare auto di privati che sono in viaggio e lasciano la vettura a gestore in Aeroporto durante la loro assenza.. Personalmente lo uso in ogni viaggio in California ed è assolutamente conveniente. A Los Angeles pochi giorni fa è stato presentato un nuovo car sharing, basato sulla brandizzazione e utilizzo della pubblicità sui veicoli waivecar Prima sperimentazione realistica di un diverso business case. Senza dimenticare la rincorsa di Ford/Bmw e GM che stanno annunciando investimenti milionari e nuove business unit dedite a sperimentare e costruire nuovi modelli e servizi. 

Carsharing, in Italia il business è in movimento

di Carlo Iacovini

La mobilità condivisa ha una rapidità di crescita tale che è auspicabile delineare un aggiornamento del racconto sul “car sharing il business che si muove”. Se guardiamo all’Italia il quadro è di un vero “boom” anche se va contestualizzato geograficamente. Qui (pdf) sono pubblicati alcuni dati di sintesi presentati al recente salone internazionale dell’Automobile di Francoforte, che quest’anno aveva un intero padiglione dedicato al “New Mobility World”, un concentrato di best practices e operatori dell’innovazione provenienti da tutto il mondo.

Dodici città attivamente coinvolte nei servizi, 18 operatori diversi, una flotta di 6.000 veicoli complessivamente e 500.000 utenti di “sharing mobility” rappresentano numeri di assoluto valore, specialmente se confrontati con quanto è stato realizzato nel precedente decennio. Ma la situazione non è uguale in tutte le città. Se escludiamo le piccole realtà che oggi hanno solo il car sharing tradizionale, cosiddetto “station based”, cioè con parcheggi vincolati, il vero confronto italiano si concentra sui 4 capoluoghi che possono vantare una diversificazione di offerta. Milano, Firenze, Roma e Torino rappresentano il vero mercato della nuova mobilità in Italia.

Qui ogni storia è a sé. Roma vanta servizi diversificati con flotte importanti di Car2go ed Enjoy e proprio in questi giorni ha aperto al car sharing elettrico e allo scooter sharing. Un po’ all’inseguimento del primato di Milano ma è anche vero che l’Amministrazione capitolina ha avuto rilevanti priorità a cui dedicarsi nell’ultimo periodo.

Torino sembra essere una buona piazza per i gestori di free floating nonostante i misteriosi atti vandalici che hanno colpito Car2go nelle ultime settimane. Milanorappresenta l’80% del mercato di sharing mobility italiano, con 350.000 clienti, oltre 2400 auto, 40.000 utenti di bikesharing e 36.000 associati al più recente Scooter sharing. Nulla da aggiungere, i numeri parlano chiaro: Milano attraversa un momento di prosperità e modernità che la rendono sempre più appetibile e vivibile.

Realtà più piccole come Firenze probabilmente faticano a trovare una dimensione di fruibilità. Al di là di fattori di “moda” le dimensioni urbane più contenute e una densità abitativa inferiore alle metropoli rendono i servizi free floating (così come quelli tradizionali) al limite della sostenibilità.

Numeri a parte le principali innovazioni introdotte in Italia hanno due linee guida:nuovi operatori e nuove forme di sharing. L’arrivo di un nuovo player commerciale sta scompigliando un po’ le carte in tavola degli operatori. Sharengo è partita a Milano con le prime 150 auto interamente elettriche ma sta rapidamente conquistando molte altre piazze italiane.

L’idea di carsharing elettrico è la più gradita proposta che amministrazioni locali possano accettare perché abbatte anche le uniche critiche che in passato sono state rivolte ai car sharing endotermici. Condivisibile quindi che in pochi mesi siano stati pubblicati bandi di car sharing elettrico a Firenze, Roma e Torino e, probabilmente, presto anche in altre città. L’unico limite oggi potrebbe essere rappresentato dal veicolo in sé, che in quanto omologato come quadriciclo si presenta con un appeal molto diverso rispetto alle più “glamour” Smart e 500.

Il car sharing elettrico ha costi di avvio e di “operations” molto più alti del sistema tradizionale, sia perché le auto hanno costi di acquisto maggiori (non certo le cinesi), sia perché la gestione è molto più onerosa. In assenza di sistemi integrati di ricarica l’operatore deve spesso portare le auto in ricarica. Ma i cittadini (e i giovani in particolare) ci hanno abituato a grande entusiasmo sulle novità e ci si augura che anche il car sharing elettrico possa rappresentare la prossima evoluzione.

Restano per ora esclusi i grandi player, almeno in Italia. Car2go lancia una flotta di 500 Smart Elettriche, ma a Madrid, Europcar (socio di Car2go) sempre in Spagna, a Malaga, ha appena lanciato un servizio fully electric su base Nissan in collaborazione con Enel/Endesa, mentre le uniche 500 EV in circolazione in Italia sono in gestione a carcityclub, operatore di Torino (aderente al circuito ICS Car sharing).Il free floating elettrico ha costi di gestione molto elevati; complessità organizzative significative specie in base all’autonomia dei veicoli in circolazione oggi che non superano di molto i 100/130 km, obbligando i gestori a portarli fuori flotta, in ricarica molto spesso, penalizzando la redditività. Almeno fino a quando non avremo reti di ricarica tastcharge largamente diffuse in città, tali da permettere un aumento dell’utilizzo.Una seconda recente innovazione deriva dall’introduzione delle due ruote. Non le biciclette, il bike sharing è già ampiamente diffuso ma non ha rievanza di business e di marginalità economica, ma gli scooter. Anche qui dopo il primo test di Milano l’interesse cresce rapidamente. 36.000 sono gli iscritti a Enjoy a 2 ruote (anzi 3 ruote considerato l’uso del Piaggio MP3), mentre nuovi bandi sono già stati annunciati da altre città, a partire da Roma. Nuovamente troviamo players internazionali spagnoli e tedeschi pronti a scendere in campo anche se il servizio su due ruote è ancor più rischioso. La partita è sempre più aperta.

Carlo Iacovini è autore di “Car sharing – Come la sharing economy cambia la nostra mobilità”, Edizioni Ambiente, giugno 2014 

Articolo originale pubblicato su Qualenergia.it

Car2go Black, the new “app” intra cities car sharing by Daimler

source_kfz-gutachter-berlin.eu
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After the great success of Car2go around the world and in particular the recent best ever launch in Italy, Daimler is not sitting down and is preparing a step further to innovate the mobility market. The company will soon be offering carsharing with relevant innovation. 1) It will use Class B vehicles, first time for official Daimler Brand into car sharing business. 2)One way trips and the possibility to end the rental in a different cities (but in Car2go black reserved parking spaces) 3) Smart phone based model without any card to increase flexibility. Continue reading “Car2go Black, the new “app” intra cities car sharing by Daimler”

Estate 2013, Notizie e curiosità da non perdere

Terminate le ferie d’agosto (per chi le ha fatte o per chi “sono già un ricordo”…) proviamo spiaggia_pca raccontare brevemente alcune delle notizie più importanti di queste settimane, giusto per non perdersi nulla e rientrare al lavoro aggiornati, sempre che non abbiate portato i potenti strumenti informatici anche in spiaggia.

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Car Sharing Milano: pubblicato il bando di apertura ai privati

Honk_1Tanto atteso, discusso, criticato, ma finalmente è stato pubblicato il bando che apre il mercato del car sharing ai privati. Era previsto in questi giorni dopo la firma della delibera e la conferenza stampa del Comune di Milano ma mancavano i dettagli delle regole.

Dunque libertà di presentare proposte progettuali entro il 31 dicembre 2013. Ogni mese una commissione di valutazione si riunirà per approvare le proposte. Veicoli elettrici, ibridi, gpl metano o Euro 5 per poter lasciare spazio alle preferenze dei gestori. Minimo 80 vetture per gestore (lunghezza massima 4,5 metri), il servizio dovrà essere attivo 24ore su 24, per tutto l’anno con caratteristiche di “free flow” quindi prendo l’auto e la lascio dovunque. Prenotazioni anche last minute, tariffe onnicomprensive. Complessivamente il Comune prevede che si potranno mettere in servizio tra le 600 e le 2100 vetture in car sharing per una domanda potenziale tra i 16.000 e i 53.000 cittadini.

Ora il mercato partirà davvero, vediamo le reazioni dei gestori e se  anche le aziende straniere arriveranno in Italia.

Consulta  la determina approvazione bando

Why Italy is the right country for car sharing

sharing economy ecosystem by David Wesson
sharing economy ecosystem by David Wesson

There is a common sense that “sharing economy” will be a growing living model adopted in many sectors, but only few countries will concretely introduce new lifestyles in some sectors of daily living.

“In 2000, worldwide private consumption expenditures (the amount spent on goods and services at a household level) topped $20trn, a four-fold increase over 1960. Short-term thinking argues that consumption is good for the global economy. Continue reading “Why Italy is the right country for car sharing”

Mobilitytech: innovazione ed esperienze internazionali a Milano il 22-23 ottobre

Gli eventi e le fiere sono spesso degli indicatori della vitalità di un settore. In alcuni casi rappresentano vetrine di “moda”, quando prodotti o servizi sono di particolare interesse per l’economia e il “business” in genere. Spesso il sovraffolamento finisce per generare confusione e si rischia di perdere il vero valore degli eventi più rilevanti. Continue reading “Mobilitytech: innovazione ed esperienze internazionali a Milano il 22-23 ottobre”